Responsabilità medica da nascita indesiderata: quando le linee guida non bastano

La Corte d’Appello di Catania, con la sentenza n. 2137/2018, ha confermato il giudizio di primo grado di condanna al risarcimento dei danni nei riguardi del ginecologo che aveva seguito la gravidanza di una signora, la cui figlia era nata con gravi malformazioni fisiche non diagnosticate dal sanitario, e di cui la mamma era rimasta, quindi, all’oscuro non potendo, così, esercitare il suo diritto di interruzione della gravidanza secondo quanto prescritto dalla legge.

Non è bastato al medico ginecologo, al fine di evitare la condanna per responsabilità medica, sostenere di essersi attenuto alle linee guida, i giudici della corte di merito, infatti, ribadiscono, sulla scia di consolidata giurisprudenza (Cass. n. 11208/17) che non solo “non risulta che le linee guida siano state nel caso in esame pienamente osservate” ma anche che “contrariamente a quanto sostenuto dal medico, non rileva in alcun modo, ai fini della esclusione della colpa, l’asserita osservanza da parte sua delle linee guida…. perché la conformità della condotta professionale a queste ultime non costituisce di per sé causa di esonero del sanitario da responsabilità tutte le volte in cui la specificità del caso concreto imponga uno standard di diligenza più elevato, così come nel caso in esame dove una attenta lettura delle immagini ecografiche avrebbero consentito, in sede di descrizione delle parti anatomiche del feto, di diagnosticare le patologie”.

Pertanto, in talune circostanze, come nel caso in esame e durante una gravidanza in generale, il rispetto delle linee guida non è sufficiente al medico per liberarsi da ogni responsabilità medica colposa da imperizia,  richiedendosi, al fine di fugare qualsiasi dubbio sulla salute del feto per errore diagnostico ed evitare una nascita indesiderata, “uno standard di diligenza più elevato” rispetto a quanto prescritto dalle linee guida stesse

Di conseguenza il ricorso in appello del ginecologo è stato respinto con conferma della condanna a risarcire tutti i danni subiti e subendi dai due genitori e nello specifico: in favore della madre la somma di euro 66.062 a titolo di danno biologico in virtù dell’acclarata sindrome ansioso-depressiva conseguente alla nascita della figlia, in favore di ciascuno dei coniugi la somma di euro 25.000 euro a titolo di danno non patrimoniale comprensivo della violazione del diritto costituzionalmente garantito a pianificare la propria vita familiare, in favore di entrambi i genitori la somma di  euro 6.258 a titolo di danno patrimoniale (danno emergente) per spese sanitarie documentate  e di euro 26.000 per spese future per altri interventi chirurgici e riabilitativi a cui la minore dovrà sottoporsi e ritenute congrue dal CTU, nonché la somma di ulteriori euro 40.000 a titolo di pregiudizio economico per  le maggiori spese di mantenimento della minore  nata con gravi patologie rispetto alle spese occorrenti per il mantenimento di un figlio sano, condannando, altresì, il ginecologo appellante, alle spese di entrambi i gradi di giudizio nella misura di  3/4 e compensando il resto.