Responsabilità medica e danno iatrogeno differenziale

Negli ultimi anni, nella cause di responsabilità medica, si sta sempre più delineando una nuova voce di danno: il danno iatrogeno differenziale.

Cosa intendiamo per danno iatrogeno differenziale?

Sottolineiamo subito, che il danno iatrogeno, rientrante genericamente nei danni non patrimoniali ex art.2059 c.c., rappresenta una species del danno biologico con cui si intende, ai sensi dell’art. 138 del Codice delle assicurazioni private (D.lgs. 209/2005), “la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”.

Pertanto, il danno iatrogeno differenziale altro non è che il pregiudizio alla salute, consistente nell’aggravamento di una lesione o di una patologia preesistente riconducibile alla colpa di un terzo o a cause naturali, diretta conseguenza del comportamento colposo di un sanitario.

Il danno è rappresentato, quindi, dalla differenza (monetaria e non tabellare, tout court, secondo granitica e consolidata giurisprudenza, come meglio diremo più avanti) tra l’invalidità residuata al paziente in conseguenza del comportamento del sanitario e quella che sarebbe comunque residuata a causa della lesione, se il trattamento sanitario fosse stato corretto.

Illuminante è la sentenza n. 6341/2014, della Corte di Cassazione che stabilisce che “In tema di responsabilità medica, allorché un paziente, già affetto da una situazione di compromissione dell’integrità fisica, sia sottoposto ad un intervento che, per la sua cattiva esecuzione, determini un esito di compromissione ulteriore rispetto alla percentuale che sarebbe comunque residuata anche in caso di ottimale esecuzione dell’intervento stesso, ai fini della liquidazione del danno con il sistema tabellare, deve assumersi come percentuale di invalidità quella effettivamente risultante, alla quale va sottratto quanto monetariamente indicato in tabella per la percentuale di invalidità comunque ineliminabile, e perciò non riconducibile alla responsabilità del sanitario

Esemplificativa è al riguardo la sentenza del 16 Ottobre 2017 della Corte di Appello di Venezia con la quale i giudici di merito hanno riconosciuto all’appellante-danneggiato, rimediando all’errore del giudice di prime cure che secondo un mero calcolo tabellare aveva già liquidato un danno di euro 37.651,60, ulteriori danni per malpractice medica pari ad euro 25.694,40 per un totale di euro 63.346,00 a titolo di danno iatrogeno differenziale.

A tale somma, riveduta e corretta, la Corte d’Appello territoriale è giunta partendo dal calcolo del danno biologico totale tabellare del 24%, tradotto monetariamente in  euro 103.921,00, meno il danno biologico permanente, che sarebbe comunque residuato anche in assenza di danno da responsabilità medica, al 14% di invalidità permanente e  pari a euro 40.575,00, con un incremento, quindi,  del danno riconducibile a responsabilità medica, del 10% dello stato invalidante e un danno iatrogeno differenziale da ricomprendersi nella fascia dal 14% al 24%. dell’invalidità permanente calcolata sulle tabelle medico-legali milanesi.