Danno biologico

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 2019  n.29, i nuovi importi per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, emanati dal Ministero dello Sviluppo Economico con decreto del 9 gennaio 2019 e con decorrenza da aprile 2018.

L’aggiornamento annuale, ai sensi del comma 5 dell’articolo 139 del Codice delle Assicurazioni private (D.Lgs. n. 209/2005), corrisponde alla variazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo a carico delle famiglie di operai ed impiegati, determinato in base all’accertamento annuale condotto dall’ Istat che per quest’anno ha previsto una maggiorazione dello 0,4%.

I criteri e le modalità per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità derivanti da sinistri legati alla circolazione di veicoli a motore e natanti, (cosiddette micropermanenti dall’1% al 9% del danno biologico ) sono sanciti dall’art.139 del Codice delle Assicurazioni private.

Ed è sempre la stessa norma a spiegare che cosa si intenda per danno biologico, vale a dire quella lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che si riverbera in maniera negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato in violazione del diritto alla salute costituzionalmente garantito dalla nostra carta fondamentale nell’art.32.

Pertanto, a decorrere da aprile del 2018, il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti ha le seguenti tariffe:

807 euro per il primo punto di invalidità;

– 47 euro per ogni giorno di inabilità assoluta

Lesioni macropermanenti

Se per le micropermanenti, quindi, si fa capo ad una tabella unica nazionale sul danno biologico di lieve entità, le tabelle del Tribunale di Milano, diffuse il 14 marzo scorso dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano, rappresentano ormai il principale strumento, uniformemente utilizzato dalla maggior parte delle corti giudiziarie italiane, per la determinazione del danno non patrimoniale-biologico sopra il 9% di invalidità permanente, cosiddette macropermanenti.